“C’era una volta (?) la mafia in Puglia”: per una cultura della legalità in Puglia

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“C’era una volta (?) la mafia in Puglia”: il punto interrogativo tra parentesi non è un errore di stampa, anzi è stato fortemente voluto dagli organizzatori della serata, a sottolineare, in chiave evidentemente ironica, che la mafia (o meglio le mafie) in Puglia è presente, eccome. Del resto il sottotitolo della serata parlava chiaro: “La nostra terra fra spinte criminali e misure per la legalità”.img_0389 L’evento di cui parliamo si è tenuto lunedì 21 novembre, alle ore 19.30, presso la sede di Materia Prima, ad Andria, ed ha rappresentato l’occasione per approfondire la conoscenza di una recente iniziativa legislativa della Regione Puglia, come ha ricordato la moderatrice della serata, la dott.ssa Marilena Pastore, giornalista di Tele Dehon e della Gazzetta del Mezzogiorno.

Si tratta della Legge Regionale “Istituzione di una Commissione regionale di studio e di inchiesta sul fenomeno criminalità organizzata in Puglia”, approvata lo scorso 18 ottobre 2016. Una legge che rappresenta la sintesi alta tra due distinte proposte: una della consigliera cinquestelle Rosa Barone, l’altra del capogruppo consiliare della Lista Emiliano Sabino Zinni.

Quest’ultimo, intervenendo in apertura, ha precisato che la sua proposta mirava a istituire una commissione per la legalità e non solo contro la criminalità: perché la mafia si batte in primo luogo sul piano culturale e poi anche su quello del contrasto diretto alle azioni criminali: «La mafia è figlia di una non-cultura che nega valore all’uomo e ai suoi diritti umani, sociali e civili e va dunque sconfitta sul suo terreno, promuovendo azioni positive, accendo luci nella notte, là dove si annidato gli intrecci criminali».

Per questo, ha proseguito Zinni, img_0394la Commissione appena costituita avrà il compito di “smuovere le acque”, di indagare il fenomeno criminale, ma anche di incoraggiare ogni iniziativa che ne stigmatizzi l’operato e ne incrementi la riprovazione sociale. La Commissione, che avrà la durata della legislatura in corso, potrà dunque verificare l’efficacia della legislazione regionale vigente, dovrà vigilare sullo stesso governo regionale e sugli enti da esso gestiti e naturalmente, oltre a presentare una relazione annuale sul proprio operato, avrà il compito delicato di garantire la limpidezza delle procedure nell’assegnazione degli appalti. Non a caso, Zinni ha concluso: «Non c’è modo più immediato e diretto di colpire la mafia che mettere le mani nel suo portafoglio. Da questo punto di vista, la Legge Pio La Torre è stata una vera rivoluzione e ci ha dato uno strumento, la confisca, che può agire anche in via preventiva, pur nel rispetto dei diritti costituzionali di cui ogni cittadino è latore».

Ha quindi preso la parola Andrea Apollonio, img_0392giovane scrittore, autore del recente “Storia della Sacra Corona Unita” (Rubettino editore). Apollonio, già membro della Commissione giuridica del Parlamento Europeo, nonché ricercatore in Giustizia penale presso l’Università di Pavia, ha plaudito all’iniziativa e ha, tra l’altro, dichiarato: «L’istituzione di questa commissione consegna un messaggio che dice: noi non ce la sentiamo di continuare a tacere su questi fenomeni che devono essere interpretati e le cui chiavi di letture devono essere fornite a tutti i pugliesi, altrimenti il fenomeno mafioso pugliese sarà destinato a rimanere incompreso. Ricordo che la lotta alla mafia può avvenire ogni giorno se ciascuno di noi si rifiuta di pagare quello che non è dovuto. Ciascuno nel proprio: perché la lotta alla mafia non è qualcosa che si fa soltanto nei libri».

Un altro ospite di eccezione ha impreziosito la serata. Si tratta di Don Geremia Acri,img_0393 responsabile dell’Ufficio Migrazioni, coordinatore della casa “Santa Croce – R. Livatino” di Andria, bene confiscato alla criminalità, oggi casa accoglienza. Le sue parole e soprattutto la testimonianza della sua esperienze di vita e di azione sociale non ha mancato di scuotere le coscienze dei presenti.

Don Geremia ha parlato della casa “Santa Croce – R. Livatino” e ha parlato di quanto è stato necessario spendere per recuperarlo: «Circa 1.200.000€, ottenuti grazie a un bando regionale e a una quota di partecipazione di fondi comunali. Questo dice cosa accade ai beni confiscati quando per lungo tempo, a seguito della confisca, sono ibernati e lasciati a se stessi prima che vengano restituiti alla collettività». Don Geremia ha aggiunto: «L’amministrazione di questi beni andrebbe tolta ai Comuni. La classe politica spesso è composta da avvocati i quali sono i primi a subire pressioni, per cui questo forse potrebbe spiegare la lentezza con cui i procedimenti di confisca vanno avanti». la-mafia-in-puglia-1Don Geremia ha concluso: «Parlare di legalità non basta. Oggi tanti ne parlano e si mettono questo fiore all’occhiello, ma poi servono i fatti, azioni concrete. Perché giustizia e verità si affermino, perché democrazia sia, ogni cittadino dovrebbe essere un occhio vigile per il bene della collettività ed essere il primo a rispettare le leggi. La mafia, è vero, si può sconfiggere solo sul piano culturale, allora vi invito a leggere il dato sul livello di scolarizzazione in Puglia. Altro che “Buona scuola”, la mala pianta della mafia germoglia dove c’è ignoranza».

Un ricco dibattito ha seguito gli interventi dei relatori, segno manifesto che il messaggio ai tanti presenti è arrivato “forte e chiaro”.

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