Economia Provincia Bat 2016: cresce export e occupazione, ma resta ancora lavoro da fare

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Il 2016 ha rappresentato per l’economia provinciale una boccata d’ossigeno, grazie ai buoni risultati sul versante dell’export, che hanno favorito un certo miglioramento anche del mercato del lavoro, con una significativa riduzione del tasso di disoccupazione. Questa in sintesi è la fotografia, che emerge per l’economia della BAT, relativamente all’anno scorso, dai dati ISTAT diffusi nei giorni scorsi.

Nel 2016 l’export provinciale ha superato il tetto dei 500 milioni di euro, attestandosi sul valore di 515 milioni di euro, ed è cresciuto del +4,4% a fronte del +1,2% della media nazionale. La crescita dell’export della BAT nel 2016 è ancora più significativa se raffrontata con quella della Puglia, che ha registrato una perdita del -2,2%.

I settori che hanno guidato la crescita sono stati l’alimentare (+17,4%), il tessile (+30,3%), l’abbigliamento (+18,7%), il cuoio e pelletteria (+15,6%), la farmaceutica (+17,2%), le altre attività manifatturiere, in particolare il comparto dei mobili (+29,1).

I settori che viceversa hanno pesato negativamente sulla crescita dell’export provinciale sono stati il calzaturiero (-1,4%), la chimica (-8,1%), %), i computer e gli apparecchi elettronici (-35,5%), la fabbricazione di apparecchi elettrici (-33,8%), i prodotti dell’estrazione di minerali da cave (-31,4%).

Nel complesso dunque i buoni risultati di alcuni settori hanno più che contrastato i cattivi risultati di altri settori e il bilancio è sostanzialmente positivo.  La performance della BAT sui mercati internazionali è tanto più apprezzabile, considerata la fase di rallentamento della crescita del commercio internazionale, stimata dall’Organizzazione Mondiale del Commercio per il 2016 al + 1,7%.

I Paesi dell’Ue continuano a rappresentare la principale destinazione dell’export della BAT, ma il 2016 ha visto una crescita delle esportazioni provinciali sui mercati extra-Ue più alta (+6,7%) rispetto ai mercati Ue (+2,6%).

L’Albania rappresenta il principale paese di destinazione dell’export della BAT, pari a circa il 23%. Il flusso verso questo paese nel 2016 è cresciuto del +18%. L’Albania rappresenta un paese rilevante per il decentramento produttivo operato da molte aziende del territorio.

Il secondo paese di destinazione dell’export provinciale è la Francia con oltre il 14% e una crescita nel 2016 di oltre il 2%. Seguono: la Germania con il 12% e una crescita nel 2016 del 14%; il Regno Unito con una quota del 6% e una crescita nel 2016 dell’11%. Questi cinque paesi rappresentano, dunque, oltre la metà dell’export della BAT.

I buoni risultati dell’export hanno influito positivamente sul mercato del lavoro. Segnali positivi sono stati infatti registrati nel 2016 tanto sul versante degli occupati che dei disoccupati. Il numero degli occupati, secondo l’ISTAT, è cresciuto di circa 2 mila unità, per cui il tasso di occupazione è passato dal 32,4% al 32,8%. Contestualmente sono diminuiti i disoccupati di poco più di 3 mila unità e il tasso di disoccupazione è sceso nel 2016 dal 20,7% al 18,5%.

I positivi risultati qui ripresi dell’economia della BAT nel 2016 non possono soppiantare alcune criticità di fondo dell’economia provinciale, che restano ancora rilevanti. L’export nonostante sia in crescita resta al di sotto della media nazionale, così il livello di occupazione, inoltre ciò che nella provincia si produce rimane a basso contenuto tecnologico, cosa che penalizza certamente il giro d’affari.

Cercando di tirare delle conclusioni, possiamo dire che i dati qui commentati evidenziano che la capacità d’esportazione può essere un volano per la crescita dell’occupazione. In effetti, analizzando per tutte le province italiane, relativamente al 2016, la correlazione fra tasso d’occupazione e export per occupato o export per abitante, emerge una positiva e significativa correlazione.

La BAT ha mostrato negli ultimi anni un certo dinamismo in tal senso, ma l’entità di tale dinamismo è ancora limitato per poter incidere più significativamente sui livelli occupazionali. Puntare dunque a maggiore livelli occupazionali per la BAT significa passare, in questa fase di debole crescita dei consumi interni, necessariamente per una maggiore capacità competitiva sui mercati internazionali.

Ma, come ho in precedenza detto, questa maggiore capacità competitiva è limitata da una eccessiva specializzazione produttiva dell’economia locale su prodotti a basso contenuto tecnologico. Occorrerebbe favorire una più ampia diversificazione produttiva verso prodotti a più alto contenuto tecnologico per aumentare il livello delle esportazioni locali e per via di questo canale favorire maggiori livelli occupazionali del territorio.

Insomma nella Bat si è invertita la tendenza, tuttavia il lavoro da fare resta molto e da perseguirsi con determinazione.

[Dati tratti dal rapporto EUROIDEES. A cura di Emanuele Daluiso, vice-presidente Euroidees Bruxelles]

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