Le ragioni del Referendum a confronto

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Proviamo a chiarirci le idee

Lunedì 17 ottobre, alle ore 19.30, presso la sede di Materia Prima, ad Andria, in Corso Cavour 148, si è tenuto un pubblico confronto intitolato: “Le ragioni del Referendum a confronto”. Sottotitolo: “Sei indeciso? Come tanti. Proviamo a chiarirci le idee. Opinioni a confronto”. Protagonisti, per le ragioni del “no”, il prof. Ugo Villani, docente di Diritto Internazionale presso l’Università degli Studi “A. Moro” di Bari, e, per le ragioni del “sì”, Fabiano Amati, Consigliere Regionale PD e Presidente della Commissione Bilancio della Regione Puglia.

Ha moderato la serata la giornalista Nunzia Saccotelli.

Sabino Zinni, che ha organizzato questo incontro, introducendolo ha precisato che esso è stato pensato per favorire una: “riflessione pacata su questo Referendum che va incidere in maniera profonda sulla seconda parte della nostra Carta Costituzionale. A mio modesto avviso, su questo Referendum è stata fatta troppa partigianeria politica. In realtà, in sede istituzionale si dovrebbe andare oltre il gioco delle parti, tanto più quanto si parla di Costituzione. Una riforma costituzionale che è destinata a durare per decenni non può essere oggetto di strategie politiche di breve corso. Io stesso sul tema non ho ancora idee chiare e sto ancora riflettendo su quella che sarà la mia scelta per il sì o per il no. Per questa ragione abbiamo invitato due ospiti ragionevoli e autorevoli, che ci aiuteranno a riflettere in maniera pacata e profonda sui temi della Riforma. Qualche giorno fa un illustre costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzionale come Valerio Onida ha depositato presso il TAR Lazio e presso il Tribunale Civile di Milano un ricorso contro il Referendum: è un’iniziativa che, a prescindere da quelle che saranno le decisioni dei giudici, esprime un disagio profondo su come questa Riforma è stata sinora presentata. Non a caso i cittadini, interpellati sull’argomento, reagiscono in modo sconcertante, come è accaduto nella città di Andria durante un’intervista che una locale emittente televisiva ha voluto realizzare aggirandosi a microfono e telecamera aperti lungo le bancarelle del mercato settimanale. Un episodio che ci convince una volta di più della necessità di approfondire la questione per arrivare a un voto dettato non dall’istinto, ma dalla ragionevolezza”.

La parola è quindi passata al Consigliere Fabiano Amati che ha esordito eliminando dal campo quei punti su cui nessuno obietta: l’eliminazione del CNEL e delle Province, i nuovi limiti agli emolumenti dei Consiglieri Regionali, la nuova composizione della Corte Costituzionale.

Condiviso questo metodo, al fine di sgombrare il campo da discussioni “da piccionaia”, lo stesso Amati ha quindi proposto di concentrarsi su tre temi oggetti del confronto e fonte di dissenso: il presunto superamento del bicameralismo perfetto, l’elezione dei senatori e le nuove attribuzioni delle competenze delle Regioni.

Amati ha ammesso che è facile parlare di “pasticcio” quando ci si riferisce alla proposta della Riforma Costituzionale, atteso che “siamo il Paese delle interpretazioni”, in cui spesso “negli ultimi decenni la Corte Costituzionale ha assunto il compito di supplenza del legislatore”.

“Dunque, perché l’Italia ha il bicameralismo perfetto?” – si è chiesto Amati. Dopo una dotta comparazione del contesto storico e politico che portò all’avvento di Hitler in Germania e Mussolini in Italia, Amati ha concluso che il bicameralismo perfetto è stato pensato proprio per porre un argine a deriva assolutistiche le cui cicatrici erano ancora aperte sulla pelle e nella carne dei Padri Costituenti. Quel contesto è oggi cambiato, urge oggi avere la possibilità di snellire il processo legiferante, al fine di stare al passo coi temi, al passo con l’Europa.img_0110-1

Quanto all’elezioni dei senatori, Amati ha precisato che intanto “i Consiglieri Regionali vengono eletti dai cittadini, e la stesa cosa forse non si può dire oggi di senatori la cui elezione è predeterminata da scelte di partito”, e poi che “di fatto la Riforma prevede che le Regioni siano una sorta di Commissione elettorale che prende atto delle scelte dei cittadini e, sulla base delle loro indicazioni, determina la composizione del Senato”.

Infine il tema delle competenze concorrenti. Qui Amati ha riconosciuto che la Riforma avrebbe potuto tendere ad una maggiore chiarezza, nondimeno, “sicuramente concorre a ridurre il contenzioso tra Stato e Regioni”. Quanto alla clausola di supremazia, che lo Stato può accampare in virtù del prevalente interesse nazionale, Amati ha osservato che ci tocca scegliere: “Da una parte ci si lamenta dei richiami all’eccessivo federalismo, dall’altra si urla contro il centralismo dello Stato”. In realtà, Amati ha osservato che spesso e volentieri si riduce l’autonomia a localismo esasperato, sull’onda del “Not in my back yard” (“Non nel mio cortile”): “Basti pensare – ha esemplificato Amati – a cosa succede quando si deve decidere dove fare nascere un impianto di compostaggio: da nessuna parte, perché nessuno lo vuole a casa sua, ma guardare le cose solo in ambito locale significa non essere competitivi con il mondo. Tutti vogliono progresso, modernità, crescita, posti di lavoro, ma mai passando dal proprio giardino, di fronte al quale tutto si ferma: è in casi come questo che sarebbe necessario applicare una clausola di supremazia”.

Amati ha così concluso: “Questa Riforma non è l’ottimo, ma è il bene. Dire no, significherebbe attendere ancora qualche anno, nella migliore delle ipotesi, per avere una scossa in grado di sintonizzarci con il resto del mondo. Tuttavia, io non ho disprezzo del tempo: l’ottimo che verrà sarà pure il meglio, ma non c’è dubbio che intanto noi si debba provare a fare il bene”.

È stata quindi la volta del prof. Ugo Villani, il quale ha voluto subito chiarire che è “arrivato” al no: “E si arriva al no non per frenare il cambiamento per partito preso, ma quando si raggiunge la convinzione che il cambiamento proposto è certamente peggiore della Carta attuale”.

“Certo” – ha aggiunto Villani – “sono d’accordo con Amati che non si debba votare a partire dalla considerazione se questa scelta giovi oppure no all’attuale Governo. Ha avuto ragione Zinni a ricordarci: i Governi passano, le Costituzioni restano”.

Villani ha poi proseguito: “Certo, il titolo con cui si presenta la Riforma Costituzionale è quanto mai accattivante. Chi non sarebbe d’accordo con il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione dei costi, l’abolizione del CNEL e così via? Il problema è che questo titolo assomiglia più ad uno spot che alla sostanza delle cose”.

In concreto, a giudizio del prof. Villani: “La grossa distinzione tra Camera e Senato che la Riforma propone è in primo luogo di rappresentatività. La Camera rappresenterebbe la nazione, il paese; il Senato rappresenterebbe le Regioni. Ecco perché la fiducia sarebbe votata solo dalla Camera che eserciterebbe anche le funzioni essenziali di controllo del Governo e del potere legislativo”.

Tuttavia, Villani ha obiettato: “Non è vero che il Senato rappresenterebbe le Regioni”.

Il Senato, per come è stato previsto, sarà composto da 21 sindaci, 74 consiglieri regionali e senatori 5 nominati per meriti dal Presidente della Repubblica: “Sarà dunque una rappresentanza a macchia di leopardo, che obbedisce non a criteri territoriali, ma elettorali. Basti pensare che la Lombardia avrebbe 14 consiglieri in Senato, a differenza di Regioni che ne eleggerebbero 2 o 3. Dunque, i 21 sindaci, i diversi senatori eletti dalla Regioni rappresenteranno la Regione o la forza politica che li ha espressi? Di certo, non rappresentano i cittadini, perché le elezioni di secondo grado di fatto espropriano l’elezione diretta che spetta ai cittadini”.img_0116

Anche il doppio mandato (sindaco e senatori, consiglieri regionali e senatori) non convince il prof. Villani: “Sul piano operativo come fa uno a fare, seriamente e a tempo pieno, il Sindaco della propria città e il senatore?” La domanda, ha spiegato Villani, è tanto più urgente perché il Senato, così come ridisegnato, avrebbe tempi brevi per esprimere il proprio dissenso nei confronti dell’attività della Camera: “L’Europa ha previsto che non si possa essere eurodeputati e parlamentari nazionali. Noi pensiamo che uno possa svolgere seriamente il doppio mandato?”

Quanto alla ventilata riduzione delle spese grazie alla riduzione del numero dei senatori, Villani ha dichiarato: “Francamente mi sembra una motivazione risibile e da spot”.

Altro argomento: le procedure per legiferare non sarebbero affatto solo due e, dunque, più veloci, ma molte di più, a seconda della materia trattata; questo significherebbe non ridurre il conflitto Stato/Regioni, quanto dare origine al conflitto Camera/Senato.

Villani ha riconosciuto anche elementi positivi nella proposta di Riforma, come ad esempio il dover chiedere preventivamente alla Corte Costituzionale il parere di legittimità su una proposta di modifica della legge elettorale.

Altra cosa positiva: se la Riforma passa, aumenteranno gli istituti di democrazia diretta. Ma anche qui Villani ha obiettato: “Si tratta di una novità futuribile, visto che si precisa che il Parlamento stabilirà tempi e modi”.

Abolizione delle Province, Villani: “Sono forse l’AIDS dell’Italia? In una Regione lunga come la Puglia, a me non sembra. Alla BCE che ne chiedeva l’abolizione si sarebbe dovuto rispondere picche, visto che l’Unione Europea prevede il rispetto delle identità locali”.

Riforma del Titolo V: “Fu fatta per fare un favore alla Lega. Non vi è dubbio che ha dato luogo al contenzioso quanto alle materie concorrenti. Giusto, dunque, correggere la competenza concorrente, ma, ancora una volta, la Riforma propone una correzione apparente, perché in molte materie tuttora si propone che lo Stato legiferi su questioni ‘generali e comuni’, mentre le Regioni ufficialmente ne mantengono la competenza”.

Per finire: la clausola di supremazia. Villani: “D’accordo che ci sia un interesse nazionale prevalente, il problema è che, per come è formulata la proposta di Riforma, il Governo possa chiederla alla Camera con assoluta discrezionalità e su qualsiasi materia”.

L’ultima stoccata del docente universitario: “Non dimentichiamo che l’Italicum è paragonabile solo alla legge Acerbo, quella con cui il Fascismo prese il potere nel 1923. Una legge del genere è semplicemente da eliminare e mi auguro che la Corte Costituzionale lo farà, ma, allo stato attuale, un partito politico con poco più del 20% potrebbe appropriarsi dello Stato e questo sì che sarebbe contro i principi democratici del nostro Paese e della nostra Carta Costituzionale”.

Alle due relazioni ha fatto seguito un lungo e partecipato dibattito, animato dagli interventi dei cittadini che, numerosi,img_0114 hanno ascoltato con attenzione il confronto. Sia Amati che Villani hanno così avuto modo di rispondere alle loro domande e precisare le proprie affermazioni.

La sensazione è che, al termine di una serata impegnativa, i presenti siano tornati a casa con elementi nuovi su cui riflettere e non pochi argomenti su cui continuare il confronto.

La speranza è che questo sia sufficiente per arrivare ad un voto sereno e consapevole, il prossimo 4 dicembre.

 

 

 

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