Liviano: lettera aperta alla città di Taranto

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Cari Politici o aspiranti tali, operatori economici, culturali, sociali, sindacalisti, ambientalisti, mondo delle professioni, operatori dell’informazione, comunità tarantina tutta.

Vi chiedo scusa se mi permetto di scriverVi questa lettera aperta. Vi chiarisco che non è mia intenzione invadere la libertà delle vostre scelte o la discrezionalità delle modalità di comunicazione che di volta in volta sceglierete per poter comunicare le vostre idee. Sono consapevole che questa mia possa essere rispedita al mittente come indesiderata. Mi auguro ovviamente che non accada. Se accadesse avro’ comunque esternato il mio pensiero.

So bene che a nessuno di Voi puo’ sfuggire il momento storico delicato (che in verità dura ormai da piu’ di qualche anno e che non sembra poter terminare a breve scadenza) che la nostra città sta vivendo. La sofferenza, il disagio, la paura sono sensazioni e sentimenti che sperimentiamo tutti, nessuno escluso e sono certo che con uguale onestà intellettuale, sia pure a partire da punti di vista differenti, in tanti vorremmo provare ad essere utili per costruire cambiamento, per restituire fiducia e speranza, per costruire bellezza e felicità.

Spesso pero’ le esternazioni sono basate piu’ sulla ricerca del consenso immediato, che sull’ansia di divenire costruttori di futuro. Sono orientate piu’ ad avere i titoli dei giornali che ad essere realmente utili al bene comune. Mi pare che in tutti gli ambienti (dalla politica a qualsiasi altro settore della città) ci riesca difficile farci condivisori di percorsi, sembra quasi che il desiderio piu’ forte sia quello di assumerci meriti (reali o inventati) piuttosto che condividere sforzi con il resto della comunità e cercare sintesi per fornire risposte concrete ai bisogni della città.

Mi pare che anche rispetto alla vicenda Ilva, comunque la si pensi, si stia correndo il rischio che il tono degli slogan si sostituisca all’approfondimento, allo studio e alla ricerca delle migliori soluzioni praticabili. Il desiderio di tenere l’asticella sempre piu’ alta anche come elemento di posizionamento politico in vista delle prossime elezioni comunale, rischia di farci perdere di vista la necessità di mettere a rete, da città che avverte il senso di comunità, le nostre competenze per costruire un futuro migliore.

Questo è il momento in cui il senso di responsabilità dovrebbe prevalere rispetto ai piccoli calcoli di bottega. L’ansia di farsi costruttori di futuro, di costruire concrete prospettive di diversificazione economica, di riscattare un’autentica rigenerazione urbana che è fortemente collegata alla rigenerazione umana, di valorizzare identità condivisa, di compattare una città che fa fatica ad essere coesa dovrebbero essere la sfida a cui siamo chiamati.

MI rivolgo alla città libera, a quella che non ha la vocazione ad essere corte plaudente del potente di turno, a chi non ragiona per slogan, a chi non parla da tifoso, a chi non ha bandiere da sventolare o pur avendole rimane un uomo libero a chi non ha interessi particolari da tutelare se non l’ansia di costruire l’interesse collettivo. Vorrei rivolgermi anche all’informazione libera, a chi cerca la verità, a chi vuole costruire giustizia e bene comune. E’ il momento di fare squadra, di abbassare i toni, di costruire visione, di mettere da parte piccole beghe e di uscire fuori dai recinti, ideologici e non.
E’ il momento in cui le persone responsabili e che amano davvero questa città facciano squadra.

La legge regionale per Taranto puo’ essere un’importante occasione per farlo. Se si rivelerà una scatola vuota o un determinante contributo alla costruzione del nostro futuro dipenderà dai contenuti che saremo in grado di costruire insieme e se non perdiamo l’ occasione di prevedere e chiedere alla Regione cosa, in concreto,puo’ e deve fare per Taranto.

Per quanto mi riguarda non perdero’ l’ occasione, nel procedere della elaborazione del testo di legge,di cercare tutti gli spazi di confronto utili alla migliore riuscita della stessa.

Pubblicata il 10 ottobre 2016 su La Gazzetta del Mezzogiorno

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