Zinni: “Grazie, Presidente Mattarella!”

0

«Le sue parole, la sua guida, ci fanno ancora sentire “comunità”»

Il discorso del Presidente Mattarella quest’anno mi ha davvero molto colpito e mi sono preso un giorno per pensarci su.

Sarebbe fin troppo facile per me, che sono di schieramento e idee opposte a questo governo, sottolineare tutte le stoccate lanciate ai suoi rappresentanti più celebri. Sarebbe però reagire da tifosi, e vorrebbe dire forse non aver compreso molto del senso generale delle parole del Presidente.

Ecco invece i passaggi su cui suppongo valga la pena soffermarsi, quelli che ascoltandoli mi hanno provocato il brivido che sempre mi viene quando mi sento orgoglioso di appartenere a questo Paese.

«Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza. Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune. (…)

Qualche settimana fa a Torino alcuni bambini mi hanno consegnato la cittadinanza onoraria di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità.

Un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti. In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società».

Ringrazio allora il Presidente per il suo confermarsi stella polare in un presente sempre più preda di pericolose sbandate. Ho la convinzione che un altro anno con lui a guardia della nostra Repubblica, sarà un anno in cui potremo sperare ancora di dirci “comunità”.

LASCIA UN RISPOSTA