Zinni: lettera aperta ai pendolari

0

Questa mattina la stampa locale ha pubblicato un appello dei pendolari che usano Ferrotranviaria rivolto a noi Consiglieri regionali, perché ci facessimo carico delle loro comprensibilissime istanze.

Questi ragazzi e queste centinaia di lavoratori costretti ogni giorno a viaggi massacranti, hanno ragioni da vendere per essere stremati e provati da questa situazione. Lo capisco benissimo e sfido chiunque a sostenere i ritmi di vita a cui sono stati obbligati loro in questi mesi e senza essere come minimo spazientiti.

Già 10 giorni dopo la tragedia del 12 luglio, avevo lanciato un appello perché si accendessero i riflettori sulle problematiche che l’interruzione del servizio ferroviario fra Andria e Corato avrebbe causato. Questo prima dei lavori fra Corato e Ruvo, prima del limite dei 50 km orari, prima che riaprissero le scuole. Potete capire quanto sia attento al problema adesso che la situazione è di molto peggiorata.

Tuttavia a me non piace fare facile demagogia su un problema che tocca la pelle viva delle persone. Da che sono stato eletto ho cercato d’impostare un rapporto chiaro e leale con i cittadini che provo con tutte le mie forze e competenze a rappresentare. Sono convinto, forse illudendomi, che spiegando limpidamente certe dinamiche, chiunque possa comprendere come stanno i fatti e far così prevalere la forza della ragione su quella dell’istinto.

Su Ferrotranviaria c’è molto poco che noi Consiglieri possiamo fare. La società ha siglato con la Regione Puglia un contratto di servizio, il raggio d’intervento che l’amministrazione regionale ha nella gestione delle prestazioni che offre la società, è molto limitato. Per capirci: è come stipulare il contratto di locazione di un alloggio, una volta dentro l’inquilino ha diritto ad usarlo senza intromissioni da parte del proprietario.

Potreste rispondermi che allora si potrebbe cacciare l’inquilino perché non rispetta alcuni limiti. Tuttavia perché ciò accada è necessario che le violazioni siano gravi e ripetute nel tempo. Soprattutto è necessario che non siano la conseguenza anche di cause di forza maggiore come nel caso di specie dell’inutilizzabilità del tratto ferroviario Andria – Corato, dovuto alle indagini penali in corso.

Detto questo, immaginiamo pure che il contratto venga risolto: dal giorno dopo e per un certo periodo nessuno gestirebbe più niente e il servizio, già inefficiente, verrebbe completamente meno. La situazione precipiterebbe in breve tempo. La Regione, in realtà, può monitorare la situazione ed esercitare un controllo perché certe cose migliorino (già provveduto a farlo). A parte questo, però, non molto di più.

Per quanto riguarda l’Adisu invece, la proposta degli studenti è intelligente e puntuale. Chiedono che l’agenzia per il diritto allo studio riconosca gli universitari andriesi come “fuori sede”, poiché costretti a un viaggio che supera i 55 minuti. La questione mi era già stata segnalata dalle mail di alcuni ragazzi che avevano subito preso a cuore il problema. Da allora mi sto adoperando per trovare una soluzione. Personalmente sono abituato a parlare a cose fatte, a risultato raggiunto, ed è per questo che ho evitato annunci spot sull’argomento. Ovviamente continuerò a seguire la cosa.

Scusate la mia franchezza ma desidero essere chiaro in qualunque occasione ed a qualsiasi costo. Non so’ se questo porterà a qualche risultato utile per me, ma non so’ fare, e non voglio fare, altrimenti.

Sabino Zinni

LASCIA UN RISPOSTA