19 luglio. Eroi e teste di minchia…

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Paolo Borsellino, servitore dello Stato

“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

Sabino Zinni: «Così disse un giorno scherzando Paolo Borsellino al suo grande amico Giovanni Falcone. Uno humor nero, spietato, eppure uno modo per esorcizzare le loro paure di esseri umani.

Loro, fra di loro, si chiamavano “teste di minchia”, a noi spetta il dovere di chiamarli eroi, e ricordarli ad ogni occasione, assieme agli uomini della scorta morti con loro. Perché è così che si fa con gli eroi».

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