Decaro: le due strade della politica

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Il consigliere Zinni: «De Caro ci indica un’alternativa che ha senso seguire»

«Il sindaco Decaro, scrive Sabino Zinni, durante l’inaugurazione della Fiera del Levante, nel suo discorso, ha indicato una vis politica che più di altre mi sembra abbia senso provare a seguire. Mi permetto di invitarvi a leggere le sue parole».

Decaro: «Noi che facciamo politica abbiamo due strade davanti: la prima, la più semplice, è quella di soffiare sugli egoismi e trasformare la diffidenza in odio. La seconda, certamente più faticosa, è quella di provare con tutte le nostre forze a scommettere sull’idea di bene comune. È la strada delle regole del vivere civile, quella per cui la cosa pubblica è di tutti, non di nessuno.

A Bari, nel nostro piccolo, ci stiamo provando. Partendo da Rousseau. No, non la piattaforma, con tutto il rispetto. Parlo del filosofo. Sì perché Jean Jacques Rousseau diceva: “Prendi la direzione opposta all’abitudine e quasi sempre farai bene”.

Ebbene l’abitudine, qui a Bari, era quella di piangerci addosso, di considerarci una provincia marginale con un destino segnato, nell’attesa perenne che qualcuno, da Roma in su, ci prendesse per mano e ci indicasse la via. Da molti anni però Bari ha imparato a rialzare la testa, ha ritrovato orgoglio e identità e il suo destino lo sta scrivendo da sola.

Le donne in Consiglio comunale. I giovani intorno al tavolo del piano strategico. I cittadini che escono di casa e si incontrano nelle reti civiche. Questa è l’Italia in cui vogliamo vivere.

Sui resti del Muro di Berlino, quel muro venuto giù trent’anni fa, un artista ha trascritto un proverbio africano: “Tante piccole persone che fanno tante piccole cose in tanti piccoli posti, possono cambiare il mondo”. È vero. Un mondo nuovo e più forte si costruisce con piccole azioni quotidiane, fatte in tanti piccoli posti. Certo, è faticoso.

Sì perché è faticoso scegliere la strada più complessa. È faticoso rispettare le regole. È faticoso assumersi le proprie responsabilità. È faticoso abbattere i muri. È faticoso avere fiducia in qualcuno diverso da te. È faticoso provare a migliorare insieme questo Paese.

Ma noi, presidente Conte, noi che siamo nati e viviamo in questo pezzo di Sud, alla fatica siamo abituati. E a questa nuova fatica siamo pronti. Sarà una fatica bella ed entusiasmante perché ci farà soffrire ma, come diceva Pietro Mennea, ci farà sognare. E solo chi è capace di sognare può cambiare il mondo».

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