Sabino Zinni: «Il “si salvi chi può” non basta…»

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Un’amara riflessione, all’indomani del terzo omicidio in pochi mesi, nella Città di Andria

«Mi sono svegliato stamattina, confessa il consigliere regionale Sabino Zinni, pensando che quello di ieri sera fosse un brutto sogno, invece no, è successo tutto davvero. E allora non si può far finta di niente, bisogna sedersi e provare a ragionarci su a mente fredda.

La domanda è: il problema è Andria? A mio avviso, non proprio. Fatti del genere purtroppo succedono di frequente e anche altrove. Solo un mese fa è successa la stessa cosa a Messina, un anno fa circa a Lecce e a Catanzaro.

Il problema però diventa Andria se si tiene conto degli altri due omicidi (per mafia) avvenuti negli ultimi mesi, oltre agli episodi di criminalità diffusi e costanti. Diventa un problema perché l’idea che s’insinua nella testa delle persone è che si sia persa la bussola e allora si salvi può.

L’idea del “si salvi chi può” non deve passare, perché ci si può salvare solo tutti insieme. Andria è una comunità e come tutte le comunità contiene una parte distruttiva e una salvifica. Ecco, è il momento che la parte salvifica tenti compatta di bloccare la caduta verso il basso che la parte distruttiva ha avviato.

Per farlo, fermiamoci un attimo. Dichiariamo un momento di lutto cittadino, prendiamoci un istante di riflessione, concentriamoci su quello che è successo. Altrimenti tutto fra qualche giorno sarà diluito dal chiacchiericcio mediatico e perderà di consistenza.

Prendiamoci qualche minuto per metterci nel punto di vista di quel bambino di 5 anni, il figlio del ragazzo deceduto, proviamo ad immaginare l’inferno che ha vissuto e che vivrà. Solo così assumeremo su di noi l’angoscia delle cose orribili del mondo, e da li potremo trovare la spinta a combatterle per quel che possiamo».

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