Zinni: «E adesso Giorgino quereli tutti gli andriesi che attendono le sue risposte»

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70 milioni di euro (o forse più) lasciati in debito ai cittadini andriesi, un Comune disastrata, nessuna assegnazione di beni confiscati alla mafia negli ultimi 8 anni e Giorgino che fa? Minaccia querele a don Geremia Acri…

Totò commenterebbe: “Ma mi faccia il piacere!”

Non si fa attendere la dichiarazione di solidarietà del consigliere regionale Sabino Zinni dopo l’assurda vicenda che vede l’ex primo cittadino nel disperato tentativo di intimidire un uomo come don Geremia Acri:

«”Lei non sa chi sono io!”: se non fosse che la vicenda è seria, serissima, a fronte della reazione scomposta dell’ex Sindaco di Andria, l’avvocato Nicola Giorgino, le prime parole che verrebbero in mente sono quelle, già citate, di Totò, con la conseguente aggiunta: “Ma mi faccia il piacere!”

I fatti sono noti e mi permetto di richiamarli attraverso quanto pubblicavo in un mio post alcuni giorni fa.

Scrivevo:
«Su tutto il territorio della Bat solo un bene su quattro, di quelli sequestrati alla mafia, viene effettivamente riassegnato e restituito alla collettività.
L’ultimo bene affidato ad Andria risale al 2011, eppure i progetti ci sono e sono a costo zero per il Comune, che avrebbe dovuto solo facilitare l’assegnazione.
Questo secondo don Geremia Acri avviene perché spesso tutto si arena in una zona grigia, fatta di connivenza, fra chi si è visto sequestrare questi beni, e chi dovrebbe riassegnarli.
Se le cose dovessero stare così, sarebbe davvero gravissimo. Nel frattempo però che la giustizia fa il suo corso, l’appello di don Geremia non può cadere nel vuoto.
Sarebbe il caso di scoperchiare il vaso e rendere noto a tutti, quale sia la situazione dei beni confiscati, nonché a che punto sono le procedure di riaffidamento. Quelli sono beni comuni e comune e limpida deve essere la loro gestione».

Ora, se fossimo in tribunale diremmo: fatto e diritto.

Il fatto è questo. L’amministrazione Giorgino ha assegnato un sol bene, nel 2011, il che significa che ha portato a compimento un atto la cui procedura era partita ancor prima che lui diventasse Sindaco. Dopodiché il nulla. Questo il fatto.

Ora segue il diritto: il diritto di sapere, da parte di tutti noi, come mai, nei successivi 8 anni, l’Amministrazione Giorgino non abbia assegnato alcun altro bene confiscato alla mafia. A questo diritto dei cittadini dovrebbe corrispondere il dovere di Giorgino di rispondere.

E lui che fa? Preferisce provare a intimidire un uomo, prima che un sacerdote, che è ogni giorno in trincea a favore della legalità e contro lo sfruttamento degli ultimi. I fatti si commentano da soli. Il diritto dei cittadini resta inevaso.

Una cosa però è certa: don Geremia non è solo. Se Giorgino vuol quererarlo, che quereli tutti i cittadini che da troppi anni attendono le sue risposte».

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