Zinni e Pellegrino: «O Emiliano o primarie»

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E chiosano: «Ma basta farsi del male…»

Tutte le ragioni che hanno reso vincente il modello Emiliano

«Che il campo del centro-sinistra sia sempre stato caratterizzato, rispetto alle altre aree politiche, da una più accesa e combattiva dialettica al suo interno, è cosa nota. C’è però un confine che separa il dibattito politico dal puro autolesionismo: e sarebbe bene tenerlo presente per non superarlo. Ad esempio, si dovrebbe stare attenti a non oltrepassarlo nella vicenda che riguarda la ricandidatura di Emiliano alle Regionali 2020.

L’attuale governatore pugliese aveva palesato la sua intenzione di ricandidarsi ormai a settembre 2018. Non l’aveva fatto imponendosi d’autorità, ma chiedendo che si convocassero le primarie per ottobre 2019. Una data più che ragionevole, considerato che lasciava più di un anno di tempo, a chi avesse voluto sfidarlo, di organizzare le proprie forze; e che lascerebbe successivamente, all’eventuale vincitore, il tempo per una campagna elettorale ben condotta.

Da allora tutto è rimasto sostanzialmente fermo, a parte i nervosi sussulti dell’ultimo mese: la polemica sulle tempistiche delle primarie, la campagna “No Emiliano Candidato”, l’ordine del giorno per chiedere d’impedire da Roma la ricandidatura dell’attuale Presidente. Tutte mosse che lasciano pensare che quel confine di cui abbiamo parlato all’inizio si stia pericolosamente superando.

Anche perché il motivo per cui non si vorrebbe Emiliano candidato una seconda volta sarebbe che non sempre il Presidente si è trovato d’accordo con la linea del PD. Tuttavia il dubbio sorge spontaneo: a parte le dinamiche di partito, non sarebbe il caso di inserire nel ragionamento anche la Puglia? Già perché alla fine è quello che dovrebbe interessare a chi fa politica: i cittadini e il posto che si deve governare.

A tal proposito: il PIL regionale durante questa legislatura è cresciuto, così il numero di occupati e l’export. È cresciuto il turismo, è quasi concluso il piano di riordino ospedaliero e sono state avviate importantissime misure, come il ReD che aiuta da solo 30 mila famiglie.
Perché un presidente uscente di fronte a questi numeri non dovrebbe avere diritto a ricandidarsi? Perché non sempre è stato d’accordo con il PD? Sembra un’argomentazione francamente molto debole, degna della peggior “Prima Repubblica”.

Lo è ancor più se si pensa che Emiliano in tutti questi anni non è stato solo il candidato del PD, ma anche di due liste civiche che hanno raccolto tutto un variegato mondo di centro-sinistra che nel PD non si è mai riconosciuto, oltre alla lista dei Popolari e “Noi a Sinistra per la Puglia”. Il modello del Partito Democratico aperto verso le istanze civiche è stato un modello vincente, tant’è che è stato ripetuto in molte altre zone d’Italia: tant’è che si tratta di un modello a cui lo stesso Zingaretti ha guardato non appena insediatosi.

E allora: se si vuole continuare a discutere facciamolo pure, l’abbiamo sempre fatto, ma facciamolo sui temi e le visioni di governo, tenendo fuori gli equilibri di partito e i rancori personali. Dopodiché, se ci sono proposte realmente diverse per i prossimi cinque anni, decidiamo una data ragionevole per le primarie (non oltre ottobre) e proviamo a vincere nel 2020, visto che a perdere ci hanno già pensato altri».

Sabino Zinni, consigliere regionale “Emiliano Sindaco di Puglia”

Paolo Pellegrino, consigliere regionale “La Puglia con Emiliano”

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